venerdì 6 marzo 2009

Gli Istituti Tecnici Aeronautici: tra passato e futuro

1. La ragioni di una nascita
Gli istituti Tecnici aeronautici hanno visto la luce quarant’anni fa in quel lontano 1968, anno che ha segnato una svolta nella storia del nostro paese per le note vicende legate al movimento studentesco. La loro nascita non fu un evento improvviso ma il risultato di un processo di ricerca, durato più di un decennio, che vide coinvolti il Ministero della Pubblica Istruzione, il Ministero dei Trasporti, degli Interni e l’Aviazione Civile. Fu in effetti intorno al 1961 che l’idea cominciò ad affacciarsi e ad essere discussa in sede ministeriale, sotto l’impulso di alcune circostanze, talune esterne al mondo scolastico, altre interne ad esso.
Fra le cause esterne vanno ricordate:
• la forte espansione del trasporto aereo civile dopo la fine della seconda guerra mondiale e particolarmente tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta: il che determinò ovviamente una forte richiesta di personale addetto;
• poiché tale personale (piloti, certo, ma anche controllori del traffico, motoristi, ecc.) doveva necessariamente possedere un alto grado di profes-sionalità specifica, lunga e costosa da acquisire, le Compagnie aeree trova-vano più comodo, ed anche economicamente più vantaggioso, reclutarlo là dove si poteva trovare già formato: nei ranghi dell’Aeronautica Militare. Da qui un’emorragia continua di specialisti, che cominciava a preoccupare le autorità, sia per i riflessi sull’efficienza operativa dei reparti che per lo spreco di risorse investite nella formazione del personale e poi trasferite alle Compagnie civili senza contropartita;
• volendo rimediare a tale problema, non era pensabile che la formazione potesse utilmente avvenire dopo il termine di normali studi superiori, pur necessari dato l’alto grado di sofisticazione concettuale connesso con la maggior parte delle attività aeronautiche di punta. I migliori specialisti del settore concordavano nel ritenere che la preparazione dovesse essere precoce e non tardiva, a somiglianza di quel che accadeva da tempo nell’ambito dell’istruzione nautica;
• da ultimo, non si può non ricordare l’atmosfera di forte partecipazione che accompagnò, negli anni Sessanta, la « corsa alla Luna » e che ebbe, come naturale riflesso, l’accentuarsi dell’interesse per tutto ciò che, in un modo o nell’altro, avesse attinenza con il mondo del volo.
Ma, oltre a queste cause, che si potrebbero definire ambientali, altre buone ragioni, più interne al mondo dell’istruzione tecnica, operarono nello stesso senso:
• il cosiddetto « boom » economico, che ebbe il suo culmine proprio nel 1961, e si prolungò per buona parte degli anni Sessanta, aveva liberato risorse fino ad allora inconsuete per il mondo dell’istruzione ed al tempo stesso aveva fatto gravare su di esso una quantità di richieste formative connesse con l’impetuoso sviluppo industriale, che richiedeva manodopera qualificata;
• se da un lato l’industria chiedeva prodotti umani finiti, o almeno semilavo-rati, per sostenere il proprio ritmo di sviluppo, dall’altro il migliorato tenore di vita delle famiglie consentiva di rinviare il momento in cui ai figli sarebbe stato richiesto di dare il proprio contributo economico prolungando di fatto così l’età della scolarità. Da qui la forte crescita della domanda di istruzione superiore e, in primis, dell’istruzione tecnica soprattutto di punta come l’elettronica e l’aeronautica;
• gli studi anche teorici nel campo dell’istruzione incoraggiavano la creazione di sempre nuovi indirizzi di studi, specialmente nei settori che si venivano aprendo alle attività economiche più moderne e promettenti in materia di sviluppo. Le statistiche e gli studi che comparivano frequentemente anche su pubblicazioni ufficiali e ufficiose del Ministero erano prodighi di tabelle e di grafici in cui si metteva in evidenza la correlazione fra somme investite nella creazione di nuovi indirizzi di studio ed il formarsi di nuovi posti di lavoro.
Dall’incontro di queste esigenze e dal lavoro appassionato e lungimirante di alcuni fra i migliori specialisti dei due settori (quello aeronautico e quello dell’istruzione tecnica) nacque il progetto dell’Istituto Tecnico Aeronautico, chiamato a tradursi in pratica (singolare coincidenza) proprio in quell’anno 1968 che segnava la fine di una stagione culturale ed economica e iniziava a mettere a dura prova le risorse di intelligenza e la capacità di rinnovamento del mondo della scuola.
Tra il 1966 e il 1967 Il Ministero della Pubblica Istruzione e L’Aviazione Civile misero a punto i programmi e nel 1968, appunto, un decreto del Ministero della Pubblica Istruzione e di Ministeri sopra ricordati ne sancì la loro istituzione a Roma, Catania e Forlì e ne definì le caratteristiche e le finalità, differenzian-doli in modo netto dai preesistenti Istituti Tecnici Industriali, in particolare dalla specializzazione in “costruzioni aeronautiche” istituita fin dal 1940 nell’ I.T.I.S “G. Galilei” di Roma.
I programmi di insegnamento dei nuovi Istituti furono approvati con D.M. del 20/01/1969 mentre i profili professionali dei diplomati degli istituti aeronautici furono definiti e pubblicati nel settembre 1969 sul Bollettino Ufficiale del Ministero della Pubblica Istruzione.
La nascita degli Istituti aeronautici fu seguita con attenzione dalla stampa nazionale. Il “Paese sera”, in occasione dell’inizio dell’anno scolastico 1968/69, pubblicò un articolo con il seguente titolo:“Per la prima volta nel nostro Paese c’è anche la scuola piloti: cinque anni e poi si vola”. A febbraio “Il Giornale d’Italia” pubblicò una nota del Generale Umberto Nannini nel quale si riferiva sull’attività scolastica degli Istituti tecnici aeronautici nei primi mesi di vita e il generale concludeva affermando: “Sulla qualità dei diplomati degli Istituti aeronautici, l’impostazione dei programmi è tale da dare un buon affidamento”. Le aspettative e l’entusiasmo che hanno accompagnato la nascita di questi Istituti furono evidenziate anche da titoli simili a questo: “A Roma, Catania e Forlì nascono i piloti del futuro: sono sorti per soddisfare un’esigenza improrogabile dell’Aviazione civile. Fino ad oggi il 95% dei piloti provenivano dalle scuole militari. Fra cinque anni i primi diplomati”.
I primi anni di vita degli Istituti aeronautici furono assorbiti dalle necessità or-ganizzative, prima fra tutte la realizzazione dei laboratori indispensabili a una didattica efficace.
I primi diplomati si ebbero nell’anno scolastico 1972/73: al “De Pinedo di Roma” si diplomarono 51 ragazzi mentre nell’anno successivo il loro numero raddoppiò.
Purtroppo il 1973 fu un anno non felice dal punto di vista politico: la guerra del Kippur, apparentemente lontana da noi, ci toccò da vicino in quanto sulla nostra economia, come su quella di altri paesi europei industrializzati, si abbatté la prima crisi petrolifera e i suoi effetti furono dirompenti soprattutto in quei settori diretta-mente dipendenti dalla disponibilità di energia abbondante ed a buon mercato. Sfortunatamente, il mondo dell’aeronautica era tra questi. Tutte le previsioni di sviluppo formulate negli anni precedenti furono sottoposte a brusche e spesso eccessive revisioni: il fattore sorpresa spinse a proiettare le conseguenze dell’evento anche al di là della contingenza presente: non poche Compagnie, prese dal panico, iniziarono lo smantellamento preventivo delle proprie attività. I primi diplomati incontrarono non poche difficoltà a inserirsi nel modo del lavoro aeronautico e spesso non ebbero neppure la possibilità di essere messi alla prova. Questa situazione, riflettendosi all’interno della scuola, generò un momento di sfiducia ben presto superato però dalla consapevolezza che comunque l’esperienza degli Istituti aeronautici non poteva dirsi conclusa ma che anzi ora più che mai era indispensabile conquistarsi il diritto a far sentire la propria voce e ad affermare la propria ragion d’essere nel mondo dell’istruzione tecnica italiana.
La prima revisione
La mutata situazione del mondo del lavoro e le notevoli difficoltà di sbocco profes-sionale dei primi diplomati nei predetti settori del lavoro aeronautico, suscitarono intorno al 1975/76 un primo processo di studio tendente ad una revisione dei conte-nuti didattici e della struttura istituzionale degli istituti tecnici aeronautici. Lo strumento che rendeva possibile tale progetto era stato offerto, proprio negli anni immediatamente precedenti, dall’entrata in vigore dei Decreti del Presidente della Repubblica del 31 maggio 1974, n. 416, 417 e 419.
A Roma, sotto la guida dell’allora preside prof. G. Micci, un gruppo di docenti dell’Isti-tuto, partendo proprio da un attento esame della mutata situazione del mondo del lavoro, cercò di individuare, anche alla luce dell’esperienza didattica maturata nel frat-tempo all’interno della scuola, gli opportuni aggiustamenti da apportare al programma di studi degli allievi.
I tre Istituti aeronautici di Roma, Forlì e Catania in uno spirito di solidale collabora-zione, preso atto della limitatezza delle due specializzazioni previste nell’ordinamento degli studi, «aspiranti al comando di aeromobili» ed «aspiranti al controllo del traffico aereo», e di certe inadeguatezze nei programmi d’insegnamento, avviarono un progetto di rinnovamento e di sperimentazione che troverà la sua conclusione nell’ap-provazione del cosiddetto “progetto ALFA” i cui principi ispiratori sono stati essen-zialmente due:
a. massimo ampliamento della cultura generale di base;
b. valorizzazione della cultura aeronautica e della formazione tecnico-professionale specifica.

L’analisi condotta portò ad individuare i seguenti punti:
- l’offerta di posti di lavoro si era globalmente ridotta, ma al tempo stesso era diventata più esigente in termini di qualità e soprattutto di flessibilità: occorreva cioè fornire un prodotto magari meno specializzato, ma polivalente, capace di con-vertirsi rapidamente al mutare delle circostanze esterne;
- il piano di studi originale prevedeva una separazione di indirizzi a livello del quinto anno, comportando l’abbandono di una o più discipline professionali a seconda del canale seguito;
- poiché però tutti gli allievi tendevano, inizialmente, a scegliere l’indirizzo «piloti», la selezione di indirizzo era determinata dall’avvenuto conseguimento del bre-vetto di primo grado entro il quarto anno; di conseguenza erano immessi nell’in-dirizzo « circolatori » allievi che avevano fallito, per varie ragioni, l’obiettivo mas-simo: ciò creava frustrazioni, demotivazione ed, in definitiva, minor rendimento.
Sulla scorta di queste analisi, venne formulata un’ipotesi di sperimentazione innova-tiva che coinvolgesse l’intera struttura del corso di studi relativo al triennio.
Contemporaneamente, il moto di rinnovamento iniziato dall’l.T.Aer di Roma si era andato estendendo agli altri due e anch’essi avviavano propri progetti sperimentali. Anche in questo campo il « De Pinedo » ha fatto sentire la propria influenza, assu-mendo di fatto un ruolo di coordinamento dei diversi progetti e contribuendo ad avviare la ristrutturazione generale dell’indirizzo di studi aeronautici (progetto Alfa).
Con D.M. 9/8/1977 in prima autorizzazione il Ministero approvò integralmente il pro-getto.
Successivamente tale progetto fu riproposto di anno in anno, accompagnato da ampie ed elaborate documentazioni di verifica, per essere ogni volta integralmente appro-vato con altrettanti decreti ministeriali.
Dall’anno scolastico 1979/80, cessate del tutto le specializzazioni tradizionali, gli isti-tuti aeronautici storici iniziarono a funzionare con l’unico indirizzo di «Perito Tecnico per il Trasporto Aereo».
In sintesi, gli obiettivi che si sono voluti realizzare con la « sperimentazione », posso-no così elencarsi:
a. Massimo ampliamento della preparazione culturale scientifico-letteraria di base con l’estensione dell’insegnamento della matematica e del diritto fino all’ultimo anno di studi e con il rafforzamento dell’insegnamento della fisica nel biennio.
b. Aggiornamento e arricchimento dei programmi di studio mediante opportuna revi-sione e razionalizzazione dei medesimi insieme ad un adeguato incremento delle ore di lezione fino a 36h settimanali per le terze, quarte e quinte classi.
c. Superamento delle due specializzazioni professionali, con l’adozione di un indirizzo unico per tutte le classi del triennio, comprendente tutte le materie di interesse aeronautico, un tempo differenziate nei diversi indirizzi, e trattate nella misura più ampia possibile con un’adeguata ripartizione oraria.
d. Ristrutturazione dell’attività di volo fino al conseguimento del brevetto di 2° grado su precisi schemi organizzativi e selettivi, al fine di rivalutarne la funzione di atti-vità caratterizzante e qualificante dell’Istituto.
La struttura scolastica che si venne a realizzare interpretò, forse, il compromesso limite tra preparazione culturale di base e l’istruzione tecnica professionale; in tal sen-so rappresenta quasi una pietra di paragone, dove difficilmente possa essere ridotto il rapporto tra « terminalità » e « comprensività ». Perciò qualsiasi ulteriore revisione, che ne lasci inalterate le ipotesi di lavoro e le finalità educative, potrebbe ritoccarne la struttura marginalmente, fatte salve quelle inevitabili innovazioni di contenuti soggetti al continuo aggiorna-mento tecnologico e di impiego professionale.
Come attività caratterizzante, in senso professionale, rimase l’attività di volo protratta fino al conseguimento del brevetto di II grado, sviluppata con adeguati criteri di sele-zione attitudinali e rivalutata come attività qualificante ai fini di un qualsiasi impiego in campo aeronautico per i giovani diplomati.
Fu inoltre ampliato l’insegnamento della meteorologia e climatologia aeronautica allo scopo di:
a) estendere le cognizioni necessarie, in questo campo, agli allievi destinati all’eser-cizio della navigazione aerea (piloti) e al controllo del traffico aereo (controllori di volo);
b) dare una migliore preparazione agli allievi per un possibile loro impiego presso il « Servizio meteorologico ».
La Meteorologia assunse così il carattere di disciplina autonoma, essendo stata scor-porata dall’insegnamento della Navigazione Aerea e della Circolazione Aerea.
Il progetto «ALFA », innestandosi nella legge-quadro di riforma della scuola secon-daria superiore, che prevedeva l’esistenza di un indirizzo «trasporti» nell’area fisico-tecnologica, prese corpo dalle sperimentazioni in atto presso i tre Istituti Tecnici Aeronautici nazionali, dove già si consegue il titolo di studio finale di « Perito Tecnico del Trasporto Aereo» con indirizzo unico.
Coerentemente con la nuova formulazione sperimentale, venne anche ridisegnato il profilo professionale del futuro diplomato in termini più aderenti alla struttura gestio-nale ed operativa dei trasporti aerei, della stessa industria aeronautica, settore avio-nica ed impianti di bordo, e del servizio meteorologico civile.
In conclusione si volle tendere ad un tipo di struttura scolastica che, pur rispettando i requisiti di una formazione culturale a livello di scuola secondaria di secondo grado, fosse in grado di realizzare una scuola aperta a tutte le possibilità di lavoro nel settore del trasporto aereo e, ove possibile, anche oltre.
Tenuto conto dei tempi burocratici ed operativi richiesti, solo nel 1980 si ebbero i pri-mi diplomati del nuovo corso ed i risultati, si può ben dirlo, furono e sono tuttora lusinghieri. Un consistente numero di giovani diplomati hanno trovato e trovano an-cora oggi sistemazione nel settore volo dell’Aeronautica militare e della Marina, negli enti preposti al volo ENAC ed ENAV, nonché in compagnie aree italiane ed estere, nel-le scuole di volo e nelle strutture aeroportuali.

Il Futuro
L’auspicio per il prossimo futuro è che una simile istituzione non venga snaturata ma possa mantenere intatta e semmai potenziata la sua tipicità. A 40 anni dalla loro isti-tuzione gli Istituti tecnici aeronautici, lungi dall’aver esaurito il loro compito, forti del-l’esperienza accumulata in questi anni, sono pronti a raccogliere le nuove sfide che vengono dal mondo del lavoro e soddisfare le sempre più complesse richieste provenienti dal settore aeronautico. Tutto ciò sarà possibile a patto che:
a) Società ed enti di controllo del traffico dicano con chiarezza cosa essi si aspet-tano nel prossimo futuro da un perito tecnico;
b) Modulino le loro richieste con quanto i programmi degli aeronautici già offrono: conviene anche a loro poter assumere tecnici la cui preparazione risponde pie-namente ai requisiti richiesti non solo da loro ma anche dalla comunità euro-pea: possono così evitare di organizzare al momento dell’assunzione dei nuovi diplomati ulteriori corsi di formazione risparmiando tempo e denaro;
c) Collaborino attivamente con le scuole affinché gli studenti :
• negli anni di formazione, possano alternarsi con facilità dalle aule scola-stiche agli ambienti di lavoro;
• conseguito il diploma, organizzare insieme percorsi di formazione post diploma
• accedere a una formazione continua in sinergia con le aziende, le società ecc..

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