venerdì 6 marzo 2009
Gli Istituti Tecnici Aeronautici: tra passato e futuro
Gli istituti Tecnici aeronautici hanno visto la luce quarant’anni fa in quel lontano 1968, anno che ha segnato una svolta nella storia del nostro paese per le note vicende legate al movimento studentesco. La loro nascita non fu un evento improvviso ma il risultato di un processo di ricerca, durato più di un decennio, che vide coinvolti il Ministero della Pubblica Istruzione, il Ministero dei Trasporti, degli Interni e l’Aviazione Civile. Fu in effetti intorno al 1961 che l’idea cominciò ad affacciarsi e ad essere discussa in sede ministeriale, sotto l’impulso di alcune circostanze, talune esterne al mondo scolastico, altre interne ad esso.
Fra le cause esterne vanno ricordate:
• la forte espansione del trasporto aereo civile dopo la fine della seconda guerra mondiale e particolarmente tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta: il che determinò ovviamente una forte richiesta di personale addetto;
• poiché tale personale (piloti, certo, ma anche controllori del traffico, motoristi, ecc.) doveva necessariamente possedere un alto grado di profes-sionalità specifica, lunga e costosa da acquisire, le Compagnie aeree trova-vano più comodo, ed anche economicamente più vantaggioso, reclutarlo là dove si poteva trovare già formato: nei ranghi dell’Aeronautica Militare. Da qui un’emorragia continua di specialisti, che cominciava a preoccupare le autorità, sia per i riflessi sull’efficienza operativa dei reparti che per lo spreco di risorse investite nella formazione del personale e poi trasferite alle Compagnie civili senza contropartita;
• volendo rimediare a tale problema, non era pensabile che la formazione potesse utilmente avvenire dopo il termine di normali studi superiori, pur necessari dato l’alto grado di sofisticazione concettuale connesso con la maggior parte delle attività aeronautiche di punta. I migliori specialisti del settore concordavano nel ritenere che la preparazione dovesse essere precoce e non tardiva, a somiglianza di quel che accadeva da tempo nell’ambito dell’istruzione nautica;
• da ultimo, non si può non ricordare l’atmosfera di forte partecipazione che accompagnò, negli anni Sessanta, la « corsa alla Luna » e che ebbe, come naturale riflesso, l’accentuarsi dell’interesse per tutto ciò che, in un modo o nell’altro, avesse attinenza con il mondo del volo.
Ma, oltre a queste cause, che si potrebbero definire ambientali, altre buone ragioni, più interne al mondo dell’istruzione tecnica, operarono nello stesso senso:
• il cosiddetto « boom » economico, che ebbe il suo culmine proprio nel 1961, e si prolungò per buona parte degli anni Sessanta, aveva liberato risorse fino ad allora inconsuete per il mondo dell’istruzione ed al tempo stesso aveva fatto gravare su di esso una quantità di richieste formative connesse con l’impetuoso sviluppo industriale, che richiedeva manodopera qualificata;
• se da un lato l’industria chiedeva prodotti umani finiti, o almeno semilavo-rati, per sostenere il proprio ritmo di sviluppo, dall’altro il migliorato tenore di vita delle famiglie consentiva di rinviare il momento in cui ai figli sarebbe stato richiesto di dare il proprio contributo economico prolungando di fatto così l’età della scolarità. Da qui la forte crescita della domanda di istruzione superiore e, in primis, dell’istruzione tecnica soprattutto di punta come l’elettronica e l’aeronautica;
• gli studi anche teorici nel campo dell’istruzione incoraggiavano la creazione di sempre nuovi indirizzi di studi, specialmente nei settori che si venivano aprendo alle attività economiche più moderne e promettenti in materia di sviluppo. Le statistiche e gli studi che comparivano frequentemente anche su pubblicazioni ufficiali e ufficiose del Ministero erano prodighi di tabelle e di grafici in cui si metteva in evidenza la correlazione fra somme investite nella creazione di nuovi indirizzi di studio ed il formarsi di nuovi posti di lavoro.
Dall’incontro di queste esigenze e dal lavoro appassionato e lungimirante di alcuni fra i migliori specialisti dei due settori (quello aeronautico e quello dell’istruzione tecnica) nacque il progetto dell’Istituto Tecnico Aeronautico, chiamato a tradursi in pratica (singolare coincidenza) proprio in quell’anno 1968 che segnava la fine di una stagione culturale ed economica e iniziava a mettere a dura prova le risorse di intelligenza e la capacità di rinnovamento del mondo della scuola.
Tra il 1966 e il 1967 Il Ministero della Pubblica Istruzione e L’Aviazione Civile misero a punto i programmi e nel 1968, appunto, un decreto del Ministero della Pubblica Istruzione e di Ministeri sopra ricordati ne sancì la loro istituzione a Roma, Catania e Forlì e ne definì le caratteristiche e le finalità, differenzian-doli in modo netto dai preesistenti Istituti Tecnici Industriali, in particolare dalla specializzazione in “costruzioni aeronautiche” istituita fin dal 1940 nell’ I.T.I.S “G. Galilei” di Roma.
I programmi di insegnamento dei nuovi Istituti furono approvati con D.M. del 20/01/1969 mentre i profili professionali dei diplomati degli istituti aeronautici furono definiti e pubblicati nel settembre 1969 sul Bollettino Ufficiale del Ministero della Pubblica Istruzione.
La nascita degli Istituti aeronautici fu seguita con attenzione dalla stampa nazionale. Il “Paese sera”, in occasione dell’inizio dell’anno scolastico 1968/69, pubblicò un articolo con il seguente titolo:“Per la prima volta nel nostro Paese c’è anche la scuola piloti: cinque anni e poi si vola”. A febbraio “Il Giornale d’Italia” pubblicò una nota del Generale Umberto Nannini nel quale si riferiva sull’attività scolastica degli Istituti tecnici aeronautici nei primi mesi di vita e il generale concludeva affermando: “Sulla qualità dei diplomati degli Istituti aeronautici, l’impostazione dei programmi è tale da dare un buon affidamento”. Le aspettative e l’entusiasmo che hanno accompagnato la nascita di questi Istituti furono evidenziate anche da titoli simili a questo: “A Roma, Catania e Forlì nascono i piloti del futuro: sono sorti per soddisfare un’esigenza improrogabile dell’Aviazione civile. Fino ad oggi il 95% dei piloti provenivano dalle scuole militari. Fra cinque anni i primi diplomati”.
I primi anni di vita degli Istituti aeronautici furono assorbiti dalle necessità or-ganizzative, prima fra tutte la realizzazione dei laboratori indispensabili a una didattica efficace.
I primi diplomati si ebbero nell’anno scolastico 1972/73: al “De Pinedo di Roma” si diplomarono 51 ragazzi mentre nell’anno successivo il loro numero raddoppiò.
Purtroppo il 1973 fu un anno non felice dal punto di vista politico: la guerra del Kippur, apparentemente lontana da noi, ci toccò da vicino in quanto sulla nostra economia, come su quella di altri paesi europei industrializzati, si abbatté la prima crisi petrolifera e i suoi effetti furono dirompenti soprattutto in quei settori diretta-mente dipendenti dalla disponibilità di energia abbondante ed a buon mercato. Sfortunatamente, il mondo dell’aeronautica era tra questi. Tutte le previsioni di sviluppo formulate negli anni precedenti furono sottoposte a brusche e spesso eccessive revisioni: il fattore sorpresa spinse a proiettare le conseguenze dell’evento anche al di là della contingenza presente: non poche Compagnie, prese dal panico, iniziarono lo smantellamento preventivo delle proprie attività. I primi diplomati incontrarono non poche difficoltà a inserirsi nel modo del lavoro aeronautico e spesso non ebbero neppure la possibilità di essere messi alla prova. Questa situazione, riflettendosi all’interno della scuola, generò un momento di sfiducia ben presto superato però dalla consapevolezza che comunque l’esperienza degli Istituti aeronautici non poteva dirsi conclusa ma che anzi ora più che mai era indispensabile conquistarsi il diritto a far sentire la propria voce e ad affermare la propria ragion d’essere nel mondo dell’istruzione tecnica italiana.
La prima revisione
La mutata situazione del mondo del lavoro e le notevoli difficoltà di sbocco profes-sionale dei primi diplomati nei predetti settori del lavoro aeronautico, suscitarono intorno al 1975/76 un primo processo di studio tendente ad una revisione dei conte-nuti didattici e della struttura istituzionale degli istituti tecnici aeronautici. Lo strumento che rendeva possibile tale progetto era stato offerto, proprio negli anni immediatamente precedenti, dall’entrata in vigore dei Decreti del Presidente della Repubblica del 31 maggio 1974, n. 416, 417 e 419.
A Roma, sotto la guida dell’allora preside prof. G. Micci, un gruppo di docenti dell’Isti-tuto, partendo proprio da un attento esame della mutata situazione del mondo del lavoro, cercò di individuare, anche alla luce dell’esperienza didattica maturata nel frat-tempo all’interno della scuola, gli opportuni aggiustamenti da apportare al programma di studi degli allievi.
I tre Istituti aeronautici di Roma, Forlì e Catania in uno spirito di solidale collabora-zione, preso atto della limitatezza delle due specializzazioni previste nell’ordinamento degli studi, «aspiranti al comando di aeromobili» ed «aspiranti al controllo del traffico aereo», e di certe inadeguatezze nei programmi d’insegnamento, avviarono un progetto di rinnovamento e di sperimentazione che troverà la sua conclusione nell’ap-provazione del cosiddetto “progetto ALFA” i cui principi ispiratori sono stati essen-zialmente due:
a. massimo ampliamento della cultura generale di base;
b. valorizzazione della cultura aeronautica e della formazione tecnico-professionale specifica.
L’analisi condotta portò ad individuare i seguenti punti:
- l’offerta di posti di lavoro si era globalmente ridotta, ma al tempo stesso era diventata più esigente in termini di qualità e soprattutto di flessibilità: occorreva cioè fornire un prodotto magari meno specializzato, ma polivalente, capace di con-vertirsi rapidamente al mutare delle circostanze esterne;
- il piano di studi originale prevedeva una separazione di indirizzi a livello del quinto anno, comportando l’abbandono di una o più discipline professionali a seconda del canale seguito;
- poiché però tutti gli allievi tendevano, inizialmente, a scegliere l’indirizzo «piloti», la selezione di indirizzo era determinata dall’avvenuto conseguimento del bre-vetto di primo grado entro il quarto anno; di conseguenza erano immessi nell’in-dirizzo « circolatori » allievi che avevano fallito, per varie ragioni, l’obiettivo mas-simo: ciò creava frustrazioni, demotivazione ed, in definitiva, minor rendimento.
Sulla scorta di queste analisi, venne formulata un’ipotesi di sperimentazione innova-tiva che coinvolgesse l’intera struttura del corso di studi relativo al triennio.
Contemporaneamente, il moto di rinnovamento iniziato dall’l.T.Aer di Roma si era andato estendendo agli altri due e anch’essi avviavano propri progetti sperimentali. Anche in questo campo il « De Pinedo » ha fatto sentire la propria influenza, assu-mendo di fatto un ruolo di coordinamento dei diversi progetti e contribuendo ad avviare la ristrutturazione generale dell’indirizzo di studi aeronautici (progetto Alfa).
Con D.M. 9/8/1977 in prima autorizzazione il Ministero approvò integralmente il pro-getto.
Successivamente tale progetto fu riproposto di anno in anno, accompagnato da ampie ed elaborate documentazioni di verifica, per essere ogni volta integralmente appro-vato con altrettanti decreti ministeriali.
Dall’anno scolastico 1979/80, cessate del tutto le specializzazioni tradizionali, gli isti-tuti aeronautici storici iniziarono a funzionare con l’unico indirizzo di «Perito Tecnico per il Trasporto Aereo».
In sintesi, gli obiettivi che si sono voluti realizzare con la « sperimentazione », posso-no così elencarsi:
a. Massimo ampliamento della preparazione culturale scientifico-letteraria di base con l’estensione dell’insegnamento della matematica e del diritto fino all’ultimo anno di studi e con il rafforzamento dell’insegnamento della fisica nel biennio.
b. Aggiornamento e arricchimento dei programmi di studio mediante opportuna revi-sione e razionalizzazione dei medesimi insieme ad un adeguato incremento delle ore di lezione fino a 36h settimanali per le terze, quarte e quinte classi.
c. Superamento delle due specializzazioni professionali, con l’adozione di un indirizzo unico per tutte le classi del triennio, comprendente tutte le materie di interesse aeronautico, un tempo differenziate nei diversi indirizzi, e trattate nella misura più ampia possibile con un’adeguata ripartizione oraria.
d. Ristrutturazione dell’attività di volo fino al conseguimento del brevetto di 2° grado su precisi schemi organizzativi e selettivi, al fine di rivalutarne la funzione di atti-vità caratterizzante e qualificante dell’Istituto.
La struttura scolastica che si venne a realizzare interpretò, forse, il compromesso limite tra preparazione culturale di base e l’istruzione tecnica professionale; in tal sen-so rappresenta quasi una pietra di paragone, dove difficilmente possa essere ridotto il rapporto tra « terminalità » e « comprensività ». Perciò qualsiasi ulteriore revisione, che ne lasci inalterate le ipotesi di lavoro e le finalità educative, potrebbe ritoccarne la struttura marginalmente, fatte salve quelle inevitabili innovazioni di contenuti soggetti al continuo aggiorna-mento tecnologico e di impiego professionale.
Come attività caratterizzante, in senso professionale, rimase l’attività di volo protratta fino al conseguimento del brevetto di II grado, sviluppata con adeguati criteri di sele-zione attitudinali e rivalutata come attività qualificante ai fini di un qualsiasi impiego in campo aeronautico per i giovani diplomati.
Fu inoltre ampliato l’insegnamento della meteorologia e climatologia aeronautica allo scopo di:
a) estendere le cognizioni necessarie, in questo campo, agli allievi destinati all’eser-cizio della navigazione aerea (piloti) e al controllo del traffico aereo (controllori di volo);
b) dare una migliore preparazione agli allievi per un possibile loro impiego presso il « Servizio meteorologico ».
La Meteorologia assunse così il carattere di disciplina autonoma, essendo stata scor-porata dall’insegnamento della Navigazione Aerea e della Circolazione Aerea.
Il progetto «ALFA », innestandosi nella legge-quadro di riforma della scuola secon-daria superiore, che prevedeva l’esistenza di un indirizzo «trasporti» nell’area fisico-tecnologica, prese corpo dalle sperimentazioni in atto presso i tre Istituti Tecnici Aeronautici nazionali, dove già si consegue il titolo di studio finale di « Perito Tecnico del Trasporto Aereo» con indirizzo unico.
Coerentemente con la nuova formulazione sperimentale, venne anche ridisegnato il profilo professionale del futuro diplomato in termini più aderenti alla struttura gestio-nale ed operativa dei trasporti aerei, della stessa industria aeronautica, settore avio-nica ed impianti di bordo, e del servizio meteorologico civile.
In conclusione si volle tendere ad un tipo di struttura scolastica che, pur rispettando i requisiti di una formazione culturale a livello di scuola secondaria di secondo grado, fosse in grado di realizzare una scuola aperta a tutte le possibilità di lavoro nel settore del trasporto aereo e, ove possibile, anche oltre.
Tenuto conto dei tempi burocratici ed operativi richiesti, solo nel 1980 si ebbero i pri-mi diplomati del nuovo corso ed i risultati, si può ben dirlo, furono e sono tuttora lusinghieri. Un consistente numero di giovani diplomati hanno trovato e trovano an-cora oggi sistemazione nel settore volo dell’Aeronautica militare e della Marina, negli enti preposti al volo ENAC ed ENAV, nonché in compagnie aree italiane ed estere, nel-le scuole di volo e nelle strutture aeroportuali.
Il Futuro
L’auspicio per il prossimo futuro è che una simile istituzione non venga snaturata ma possa mantenere intatta e semmai potenziata la sua tipicità. A 40 anni dalla loro isti-tuzione gli Istituti tecnici aeronautici, lungi dall’aver esaurito il loro compito, forti del-l’esperienza accumulata in questi anni, sono pronti a raccogliere le nuove sfide che vengono dal mondo del lavoro e soddisfare le sempre più complesse richieste provenienti dal settore aeronautico. Tutto ciò sarà possibile a patto che:
a) Società ed enti di controllo del traffico dicano con chiarezza cosa essi si aspet-tano nel prossimo futuro da un perito tecnico;
b) Modulino le loro richieste con quanto i programmi degli aeronautici già offrono: conviene anche a loro poter assumere tecnici la cui preparazione risponde pie-namente ai requisiti richiesti non solo da loro ma anche dalla comunità euro-pea: possono così evitare di organizzare al momento dell’assunzione dei nuovi diplomati ulteriori corsi di formazione risparmiando tempo e denaro;
c) Collaborino attivamente con le scuole affinché gli studenti :
• negli anni di formazione, possano alternarsi con facilità dalle aule scola-stiche agli ambienti di lavoro;
• conseguito il diploma, organizzare insieme percorsi di formazione post diploma
• accedere a una formazione continua in sinergia con le aziende, le società ecc..
giovedì 5 febbraio 2009
La Riforma che verrà
Oggetto: Relazione illustrativa allegata allo schema di Regolamento recante norme concernenti il riordino degli istituti tecnici.
PREMESSA
Lo schema di regolamento in oggetto viene emanato ai sensi dell’articolo 64, comma 4, lettera b) del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 in attuazione del piano programmatico di cui al comma 3 del medesimo articolo. Nella stesura del regolamento e nei relativi allegati si è tenuto conto delle indicazioni espresse il 27 marzo 2008 dal Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione in merito al documento di base predisposto dalla Commissione ministeriale costituita il 14 dicembre 2007 per il riordino degli istituti tecnici e professionali. Il citato schema tiene conto altresì delle proposte e delle osservazioni formulate dalle parti sociali, dai collegi e dagli ordini professionali competenti in materia sull’impianto generale del riordino.
I DATI DELL’ATTUALE ORDINAMENTO DELL’ISTRUZIONE TECNICA
Settori : n. 10
Indirizzi : n. 39
Istituti tecnici principali: n. 788
Istituti tecnici punti di erogazione : n. 1802
Classi (O.D. 2008/2009) :

1. ASPETTI GENERALI
Il riordino degli istituti tecnici delineato nell’allegato schema di regolamento of-fre una prima risposta articolata ad una pluralità di urgenze segnalate negli ultimi anni, quali:
• riconfermare l’identità degli istituti tecnici all’interno del secondo ciclo del sistema nazionale di istruzione e di formazione;
• fare acquisire ai giovani, attraverso la cultura scientifica, economico-giuridica e tecnica, la capacità di creare, progettare, contribuire a fare impresa per partecipare attivamente allo sviluppo economico del Paese;
• dare risposte chiare ai giovani e alle famiglie, che si aspettano dalla scuola percorsi trasparenti e competenze spendibili tanto per l’inserimento nel mondo del lavoro, quanto per il passaggio ai livelli superiori di istruzione e formazione, anche per l’esercizio di professioni tecniche regolamentate;
• superare la frammentazione dei percorsi di studio che emergono dagli at-tuali ordinamenti e dalle numerose sperimentazioni;
• rendere più efficienti i servizi di istruzione e più efficace l’utilizzo delle risorse, coniugando qualità e risparmio.
Al riguardo si richiamano sinteticamente gli elementi chiave che caratterizzano il provvedimento:
numero contenuto di indirizzi riferiti a settori produttivi di rilevanza nazionale;
maggiore sostenibilità per gli alunni del carico orario annuale obbligatorio di 1.056 ore effettive di lezione, corrispondente a 32 ore settimanali;
superamento della duplicazione tra indirizzi del medesimo ordine di studi (per esempio, tra i corsi di ordinamento e le corrispondenti sperimentazioni nazionali e autonome);
riferimento a risultati di apprendimento declinati in competenze, abilità e cono-scenze, in relazione alla Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consi-glio 23 aprile 2008 su “Quadro europeo dei titoli e delle qualifiche” (EQF) al fine di facilitare i passaggi tra i sistemi di istruzione, formazione e lavoro e favo-rire la mobilità delle persone sul territorio dell’Unione europea;
maggiori spazi di autonomia, con aumento delle quote di flessibilità riservate alle istituzioni scolastiche, nel quadro di criteri generali definiti a livello nazionale per evitare la frammentazione dei percorsi;
incremento dello studio della lingua inglese;
la previsione dell’insegnamento di scienze integrate, al quale concorrono, nell’autonomia dei loro statuti epistemologici, le discipline di “Scienze della terra e biologia”, di “Fisica” e di “Chimica”, con l’obiettivo di potenziare la cultura scientifica secondo una visione sistemica;
proposta di nuovi modelli organizzativi per sostenere il ruolo delle scuole come centri di innovazione, attraverso la costituzione di Dipartimenti per un aggior-namento costante dei percorsi di studio, soprattutto nelle aree di indirizzo; l’istituzione di un Comitato tecnico-scientifico, finalizzato a rafforzare il raccor-do sinergico tra gli obiettivi educativi della scuola, le esigenze del territorio e i fabbisogni professionali espressi dal mondo produttivo; la realizzazione di un Ufficio tecnico per migliorare l’organizzazione e la funzionalità dei laboratori e la loro sicurezza per le persone e per l’ambiente;
sviluppo di metodologie innovative basate sull’utilizzo diffuso dei laboratori a fini didattici in tutti gli ambiti disciplinari;
raccordo più stretto con il mondo del lavoro e delle professioni, compreso il vo-lontariato e il privato sociale, attraverso la più ampia diffusione di stage, tirocini, alternanza scuola-lavoro.
2. PRESENTAZIONE DELLO SCHEMA DI REGOLAMENTO
Lo schema di regolamento è costituto dai seguenti otto articoli, che delineano il quadro di riferimento del riordino:
Art.1. Oggetto
Art.2. Identità degli istituti tecnici
Art.3. Istituti tecnici per il settore economico
Art.4. Istituti tecnici per il settore tecnologico
Art.5. Organizzazione dei percorsi
Art.6. Valutazione e titoli finali
Art.7. Monitoraggio e valutazione di sistema
Art.8. Passaggio al nuovo ordinamento
Art.9. Disposizioni finali
Art.10. Abrogazioni
Sono, inoltre, parte integrante dello schema di regolamento i seguenti allegati:
ALLEGATO A: Profilo educativo, culturale e professionale dello studente a conclusione del secondo ciclo del sistema educativo di istruzione per gli Istituti Tecnici
ALLEGATO B: Profili degli indirizzi degli istituti tecnici del SETTORE ECONOMICO
INDIRIZZI:
B1 Amministrazione, Finanza e Marketing
B2 Turismo
ALLEGATO C: Profili degli indirizzi degli istituti tecnici del SETTORE TECNOLOGICO
INDIRIZZI:
C1 Meccanica, Meccatronica ed Energia;
C2 Trasporti e Logistica;
C3 Elettrotecnica ed Elettronica;
C4 Informatica e Telecomunicazioni;
C5 Grafica e Comunicazione;
C6 Chimica, Materiali e Biotecnologie;
C7 Tessile, Abbigliamento e Moda;
C8 Agraria e Agroindustria;
C9 Costruzioni, Ambiente e Territorio.
ALLEGATO D: Tabella di confluenza degli attuali istituti tecnici di ogni tipo ed indirizzo nel nuovo ordinamento
All’articolo 1 viene definito l’oggetto del regolamento. Al comma 1 sono ri-chiamate le disposizioni normative che collocano gli istituti tecnici nell’ambito dell’istruzione secondaria superiore che fa parte del secondo ciclo del sistema di istru-zione e formazione.
All’ articolo 2 lo schema di regolamento definisce l’identità degli istituti tecnici, con il fine di far acquisire agli studenti, in relazione all’esercizio di professioni tecniche, saperi e competenze fondati su una solida base culturale in cui l’asse scientifico-tecnologico degli apprendimenti interagisce con la cultura umanistica e con l’approfondimento delle competenze comunicativo-relazionali, attraverso lo studio, l’approfondimento e l’applicazione di linguaggi e metodologie di carattere generale e specifico, in linea con le indicazioni dell’Unione europea.
L’offerta formativa è connotata, a livello nazionale, da un contenuto numero di ampi indirizzi, strettamente connessi con i settori più rilevanti per lo sviluppo economico e produttivo del Paese, anche in relazione alla necessità di valorizzare le sue tradizionali vocazioni (ad esempio, il manifatturiero, il turismo, l’abbigliamento e moda ecc.). La riorganizzazione degli istituti tecnici è avviata con gradualità, a partire dalle classi prime funzionanti nell’a.s. 2010/2011. I percorsi attivati sino all’anno scolastico 2009/2010 proseguono in base ai piani di studio dell’attuale ordinamento.
Le competenze, abilità e conoscenze acquisite al termine dei percorsi quinquen-nali consentono ai diplomati un efficace inserimento nel mondo del lavoro, anche per l’esercizio delle libere professioni attraverso gli ulteriori percorsi previsti dall’ordinamento vigente, nonché l’accesso all’università e all’istruzione e formazione tecnica superiore.
Come indicato nell’articolo 13 della legge 2 aprile 2007, n. 40 gli istituti tecnici collaborano con le strutture formative accreditate dalle Regioni nei Poli tecnico profes-sionali, costituiti secondo le linee guida della citata legge n. 40/07 anche al fine di favo-rire i passaggi tra i sistemi di istruzione e formazione (terzo comma).
Gli istituti tecnici rappresentano, inoltre, il riferimento per la costituzione degli istituti tecnici superiori, da realizzare secondo le indicazioni di cui al DPCM 25 gennaio 2008, con l’obiettivo prioritario di formare tecnici con specializzazioni più avanzate a livello terziario con particolare riferimento alle piccole e medie imprese (quarto comma).
Gli articoli 3 e 4 delineano il quadro di riferimento dei due macro settori dell’istruzione tecnica, quello ECONOMICO articolato in due indirizzi e quello TEC-NOLOGICO articolato in nove indirizzi, come descritti negli allegati B e C. Rispetto all’attuale ordinamento si determina una riduzione dei settori (da 10 a 2) e degli indirizzi (da 39 a 11).
Nell’articolo 5 si delinea la struttura generale e l’organizzazione dei percorsi dell’istruzione tecnica, con indicazione del monte ore complessivo di lezioni previsto per ciascuno dei segmenti didattici in cui sono articolati i percorsi formativi, il rapporto tra l’area degli insegnamenti generali e le aree di indirizzo, gli spazi di autonomia e le quote di flessibilità riservate alle istituzioni scolastiche, le metodologie da attivare per migliorare l’efficacia dei risultati di apprendimento degli allievi. Si delineano i modelli organizzativi per ampliare la condivisione della progettazione educativa e il raccordo tra il Piano dell’offerta formativa adottato dall’istituto e le esigenze espresse dal territorio e dal mondo del lavoro e delle professioni.
I nuovi indirizzi degli istituti tecnici, ripartiti tra i due ampi settori di riferimento (economico e tecnologico), sono caratterizzati da un’area di istruzione generale, comune a tutti i percorsi, e in distinte aree di indirizzo, che possono essere ulteriormente spe-cificate in un numero contenuto di opzioni, con riferimento a documentate esigenze del mondo del lavoro e del territorio, nell’ambito delle quote di flessibilità indicate nello schema di regolamento e secondo i criteri generali che saranno determinati con succes-sivi decreti.
In particolare, gli spazi di flessibilità riservati agli istituti tecnici corrispondono, con riferimento all’orario annuale delle lezioni, alle seguenti aliquote:
- entro il 20% nel primo biennio;
- entro il 30% nel secondo biennio;
- entro il 35% nell’ultimo anno.
Gli istituti tecnici hanno, in questo modo, margini più ampi di autonomia non so-lo per l’individuazione degli obiettivi formativi correlati alle esigenze individuali e am-bientali, per l’organizzazione della didattica, per la ricerca e la sperimentazione, ma, so-prattutto, per l’organizzazione delle aree di indirizzo in risposta ai mutevoli e diversifi-cati fabbisogni formativi espressi dal mondo del lavoro e delle professioni.
Il percorso quinquennale degli istituti tecnici è strutturato in:
- un primo biennio, dedicato all’acquisizione dei saperi e delle competenze previsti per l’assolvimento dell’obbligo di istruzione e di apprendimenti che introducono progressivamente alle aree di indirizzo in funzione orientativa;
- un secondo biennio, in cui l’area di indirizzo può articolarsi in opzioni;
- un quinto anno, che si conclude con l’esame di Stato.
Il secondo biennio e il quinto anno rappresentano le articolazioni di un comples-sivo triennio.
La struttura oraria varia nel rapporto tra ore da destinare all’area istruzione gene-rale ed all’area di indirizzo secondo una proporzione superiore nel primo biennio a favore della prima e, nel secondo biennio e quinto anno, a favore della seconda in base al seguente schema:

L’attuale ordinamento prevede, mediamente, un orario di 36 ore settimanali corrispondenti a 1188 ore annuali.
La vocazione degli istituti tecnici a diffondere la cultura tecnica e scientifica e a promuovere la cultura del lavoro come parte integrante dei processi educativi è sostenuta da un impianto strutturato in modo da favorire un collegamento sistematico con le strutture della ricerca, il mondo produttivo e delle professioni, compreso il volontariato ed il privato sociale, attraverso stage, tirocini, alternanza. Le esperienze di scuola-lavoro, perciò, rappresentano strumenti metodologici e didattici a disposizione delle scuole per far conseguire agli studenti - in contesti operativi - gli obiettivi educativi previsti dai piani di studio seguiti.
Per quanto riguarda i modelli organizzativi, accogliendo il patrimonio delle migliori esperienze realizzate nelle scuole, lo schema di regolamento prevede il sostegno alla progettazione didattica attraverso l’attivazione di dipartimenti, che hanno lo scopo di ampliare - all’interno della scuola - il confronto sugli obiettivi educativi, la condivisione dei percorsi formativi e delle metodologie più efficaci per il conseguimento dei risultati attesi, l’aggiornamento delle aree di indirizzo e degli assi culturali, nonché la documentazione necessaria per il trasferimento delle buone pratiche.
Come supporto ai processi decisionali finalizzati all’elaborazione del piano dell’offerta formativa, con particolare riferimento alle aree di indirizzo e all’utilizzo degli spazi di autonomia e di flessibilità, si prevede che gli istituti tecnici si avvalgano della consulenza di un comitato tecnico-scientifico, costituito dal dirigente scolastico e composto, in modo paritetico, da docenti e da esperti del mondo del lavoro, delle professioni e della ricerca scientifica e tecnologica in relazione ai settori di riferimento.
Per arricchire l’offerta formativa con specifiche attività didattiche che richiedono competenze specialistiche - qualora all’interno della scuola non siano presenti le professionalità necessarie - gli istituti tecnici, nei limiti degli spazi di autonomia indicati dallo schema di regolamento e delle risorse finanziarie previste nel programma annuale di cui all’art. 2 del D. M. 1 febbraio 2001, n. 44 “Regolamento concernente le Istruzioni generali sulla gestione amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche", possono avvalersi, attraverso la stipula di contratti d’opera, di esperti del mondo del lavoro e delle professioni con una specifica e documentata esperienza professionale, maturata nel settore di riferimento, da individuare sulla base dei criteri formulati dal citato comitato tecnico-scientifico.
L’articolo 6 affronta il tema della valutazione e dei titoli finali.
Per quanto riguarda la valutazione, periodica e annuale, degli apprendimenti e del comportamento degli studenti, nonché la certificazione delle competenze acquisite, si fa riferimento alla normativa vigente, ovvero all’art.13, commi 1, 2 e 6 del decreto legislativo n.226/2005 e dal decreto legge 1 settembre 2008, n.137, art.3.
La valutazione conclusiva dei percorsi quinquennali degli istituti tecnici è affidata, come è disciplinato dalle attuali disposizioni in materia, all’esame di Stato, il cui superamento apre accesso all’università, agli istituti di alta formazione artistica, musicale e coreutica, al sistema dell’istruzione e formazione tecnica superiore.
In coerenza con l’impianto didattico innovativo dei nuovi istituti tecnici, lo schema di regolamento prevede che le prove per la valutazione periodica e finale e per gli esami di Stato siano definite con modalità tali da consentire l’accertamento delle competenze, abilità e conoscenze acquisite dallo studente anche in contesti operativi. Si sollecita, in tal senso, anche l’utilizzo del laboratorio per l’accertamento delle competenze e dei saperi sviluppati nel corso degli studi, privilegiando, ad esempio, tipologie di prove che richiedano la soluzione di problemi specifici, uno studio di caso, l’elaborazione di un progetto. A questo scopo, le commissioni d’esame possono avvalersi, per competenze specialistiche, anche di esperti esterni.
Con il superamento dell’esame di Stato viene rilasciato il diploma di Perito, che specifica l’indirizzo seguito dallo studente, le competenze acquisite, con l’indicazione delle eventuali opzioni seguite.
Nell’ articolo 7 si indicano le modalità per il monitoraggio e la valutazione di sistema dei percorsi degli istituti tecnici, soprattutto ai fini della loro innovazione permanente. Per questo, è prevista la costituzione di un Comitato nazionale per l’istruzione tecnica e professionale, con il compito di formulare proposte per aggiornare periodicamente, con appositi regolamenti emanati ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, gli obiettivi formativi degli istituti tecnici in relazione agli sviluppi della ricerca scientifica, dell’innovazione tecnologica, dei fabbisogni formativi espressi dal mondo economico e produttivo.
Il Comitato è composto da dirigenti scolastici e docenti, da esperti del mondo del lavoro e delle professioni, dell’università e della ricerca, da esperti designati dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e dall’Unione Province d’Italia, dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali e dal Ministero dello Sviluppo economico. Per svolgere le attività assegnategli, il Comitato si articola in commissioni settoriali e si avvale dell’assistenza tecnica dell’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica (ANSAS), dell’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (ISFOL), di Italia Lavoro e dell’Istituto per la promozione industriale (IPI).
I risultati degli apprendimenti relativi sia dell’area di istruzione generale, sia dei profili di indirizzo dei due settori, economico e tecnologico, sono oggetto di valutazione periodica a cura dell’Istituto nazionale per la valutazione del Sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI).
E’ prevista l’individuazione di specifici indicatori per la valutazione e l’autovalutazione degli istituti tecnici sulla base delle proposte del suddetto Comitato nazionale, anche con riferimento al Quadro europeo per la garanzia della qualità dei sistemi di istruzione e formazione.
Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca presenta, ogni tre anni, al Parlamento un Rapporto con i risultati del monitoraggio e della valutazione dei percorsi formativi degli istituti tecnici.
L’articolo 8 disciplina il passaggio al nuovo ordinamento, indicando le modalità di avvio e le misure nazionali di accompagnamento per l’aggiornamento e la formazione del personale scolastico e l’informazione dei giovani e delle loro famiglie, in relazione alle scelte da compiere per l’a.s. 2010/2011.
Gli istituti tecnici di ogni tipo e indirizzo confluiscono nel nuovo ordinamento a partire dall’anno scolastico 2010/2011, secondo quanto previsto nella tabella descritta nell’Allegato D.
La definizione delle confluenze ha considerato l’urgenza di razionalizzare gli ordinamenti attuali, eliminando ridondanze e sovrapposizioni tra i corsi di ordinamento e le corrispondenti sperimentazioni coordinate a livello nazionale e autonome. In alcuni casi, è stata prevista la confluenza degli attuali percorsi in più indirizzi o in entrambi i settori, sia in relazione alle specializzazioni che più significativamente caratterizzano la realtà territoriale, sia in relazione ai percorsi sperimentali più diffusi.
Il passaggio al nuovo ordinamento sarà accompagnato da misure nazionali di sistema, che si avvalgono della collaborazione dell’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica (ANSAS), finalizzate sia ad aggiornare il personale degli istituti tecnici sul nuovo impianto educativo e organizzativo, sia ad informare sulle nuove prospettive i giovani e le loro famiglie, soprattutto in relazione alle scelte che dovranno compiere per l’anno scolastico 2010/2011.
Il comma 2 demanda ad un regolamento successivo da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 3 della legge 23 agosto 1988 n. 400 l’emanazione delle indicazioni nazionali concernenti i risultati di apprendimento da declinare in competenze, abilità e conoscenze in relazione agli insegnamenti di cui agli allegati B e C, sia la disciplina per l’ ulteriore articolazione delle aree di indirizzo negli spazi di flessibilità previsti all’articolo 5 comma 3 lettera a) dello schema di regolamento in esame.
Il numero contenuto di opzioni, che potranno prevedere anche insegnamenti alternativi a quelli indicati negli allegati B e C. Tali opzioni dovranno essere incluse in un apposito elenco nazionale per rispondere a specifiche e documentate esigenze nel mondo del lavoro e delle professioni senza incorrere nell’attuale proliferazione di indirizzi.
Nel quarto comma dell’articolo in esame sono elencati gli aspetti che saranno definiti con successivi decreti ministeriali, non aventi natura regolamentare, per favorire la flessibilità e l’adeguamento dei percorsi formativi a specifiche esigenze, anche a seguito di innovazioni scientifiche, tecniche e tecnologiche, ovvero:
- le dotazioni di organico e le relative classi di concorso del personale docente e di quello da destinare all’ufficio tecnico, previo confronto con le organizzazioni sindacali;
- le misure di accompagnamento per gli allievi non promossi alla classe successiva in relazione alla progressiva attuazione dei nuovi ordinamenti;
- criteri generali per l’insegnamento, in lingua inglese, di una disciplina non linguistica compresa nell’area di indirizzo del quinto anno;
- gli indicatori per la valutazione e autovalutazione degli istituti tecnici.
Nell’articolo 9 sono contenute le disposizioni finali. Il comma 1 prevede che il regolamento predisposto nel rispetto dei criteri indicati nel piano programmatico di cui all’articolo 64, comma 3 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008 n. 133, si attua nei limiti delle risorse finanziarie senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Al comma 2 si richiamano le particolari disposizioni in vigore per le Province autonome di Trento e Bolzano.
L’articolo 10 indica le abrogazioni delle disposizioni relative agli istituti tecnici a partire dall’anno scolastico 2010/2011.
lunedì 2 febbraio 2009
Il quadro orario
Il profilo educativo, culturale e professionale dello studente di cui all’allegato A), costituisce il riferimento per tutti gli indirizzi del settore tecnologico, che si articola nei seguenti indirizzi:
C. 1: Meccanica, Meccatronica ed Energia;
C. 2: Trasporti e Logistica;
C. 3: Elettronica ed Elettrotecnica;
C. 4: Informatica e Telecomunicazioni;
C. 5: Grafica e Comunicazione;
C. 6: Chimica, Materiali e Biotecnologie;
C. 7: Tessile, Abbigliamento e Moda;
C. 8: Agraria e Agroindustria;
C. 9: Costruzioni, Ambiente e Territorio.
ATTIVITÀ E INSEGNAMENTI GENERALI COMUNI AGLI INDIRIZZI DEL SETTORE TECNOLOGICO
| ATTIVITÀ E INSEGNAMENTI GENERALI, COMUNI A TUTTI GLI INDIRIZZI DEL SETTORE TECNOLOGICO | ||||||
| DISCIPLINE | 1° biennio | 2° biennio | Ultimo anno | |||
| secondo biennio e quinto anno costitui-scono un percorso formativo unitario | ||||||
| 1^ | 2^ | 3^ | 4^ | 5^ | ||
| Lingua e letteratura italiana | 132 | 132 | 132 | 132 | 132 | |
| Lingua inglese | 99 | 99 | 99 | 99 | 99 | |
| Storia, Cittadinanza e Costituzione | 66 | 66 | 66 | 66 | 66 | |
| Matematica | 132 | 132 | 99 | 99 | 99 | |
| Diritto ed economia | 66 | 66 | | |||
| Scienze integrate: Scienze della Terra e Biologia | 66 | 66 | ||||
| Scienze motorie e sportive | 66 | 66 | 66 | 66 | 66 | |
| Religione Cattolica o attività alternative | 33 | 33 | 33 | 33 | 33 | |
| Totale ore annue di attività e insegnamenti generali | 660 | 660 | 495 | 495 | 495 | |
| Totale complessivo ore annue | 1056 | 1056 | 1056 | 1056 | 1056 | |
2 – Trasporti e Logistica
Profilo
Il Perito dei Trasporti e della Logistica:
- ha competenze tecniche specifiche e metodi di lavoro funzionali allo svolgimento delle attività inerenti la progettazione, la realizzazione, il mantenimento in efficienza dei mezzi e degli impianti relativi e l’organizzazione di servizi logistici;
- ha competenze e conoscenze che, a seconda delle declinazioni di settore scelte dai singoli istituti, riguardano le diversificate articolazioni del trasporto;
- possiede una cultura sistemica ed è in grado di attivarsi in ciascuno dei segmenti operativi del settore in cui si specializza e di quelli collaterali;
- integra le conoscenze fondamentali relative alle tipologie, strutture e componenti dei mezzi, allo scopo di garantire il mantenimento delle condizioni di esercizio richieste dalle norme vigenti in materia di trasporto;
- è in grado di operare autonomamente nel controllo, nelle regolazioni, e riparazioni dei sistemi di bordo;
- esprime le proprie competenze nella pianificazione e nell’organizzazione dei servizi;
- applica le tecnologie per l’ammodernamento dei processi produttivi, rispetto ai quali è in grado di contribuire all’innovazione e all’adeguamento tecnologico e organizzativo dell’impresa;
- nell’ambito dell’area Logistica, è in grado di operare nel campo delle infrastrutture, delle modalità di gestione del traffico e relativa assistenza, delle procedure di spostamento e trasporto, della conduzione del mezzo in rapporto alla tipologia d’interesse, della gestione dell’impresa di trasporti e della logistica nelle sue diverse componenti: corrieri, vettori, operatori di nodo e intermediari logistici;
- relativamente alle tipologie di intervento, agisce nell’applicazione delle normative nazionali, comunitarie ed internazionali per la sicurezza dei mezzi, dei servizi e del lavoro nonché del trasporto di merci pericolose;
- è in grado di esprimere le proprie competenze nella valutazione di impatto ambientale, nella salvaguardia dell’ambiente e nell’utilizzazione razionale dell’energia;
- descrive e documenta il lavoro svolto, conosce ed utilizza strumenti di comunicazione efficace e team working per operare in contesti organizzati.
L’indirizzo si articola nelle aree opzionali di approfondimento: 1) “Trasporti” e 2) “Logistica”. L’area Trasporti si identifica in articolazioni relative alla costruzione, alla manutenzione ed alla conduzione del mezzo: aereo, marittimo e terrestre.
| TRASPORTI E LOGISTICA: ATTIVITÀ E INSEGNAMENTI OBBLIGATORI DELL’INDIRIZZO | |||||
| DISCIPLINE | 1° biennio | 2° biennio | Ultimo anno | ||
| secondo biennio e quinto anno costitui-scono un percorso formativo unitario | |||||
| 1^ | 2^ | 3^ | 4^ | 5^ | |
| Scienze integrate (Fisica) | 99 | 99 | | | |
| di cui Laboratorio di Fisica | 66 | 66 | |||
| Scienze integrate (Chimica) | 99 | 99 | |||
| di cui Laboratorio di Chimica | 66 | 66 | |||
| Tecnologie e tecniche di rappresentazione grafica | 99 | 99 | |||
| di cui Laboratorio di tecnologia e tecniche di rappresentazione grafica | 66 | ||||
| Tecnologie informatiche | 99 | | |||
| di cui Laboratorio di Tecnologie informatiche | 66 | ||||
| Scienze e tecnologie applicate * | | 99 | |||
| DISCIPLINE COMUNI ALLE ARTICOLAZIONI “TRASPORTI “, “LOGISTICA” | |||||
| Complementi di matematica | | 33 | 33 | | |
| Elettrotecnica, elettronica e automazione | | 99 | 99 | 99 | |
| Diritto ed economia | | 66 | 66 | 66 | |
| ARTICOLAZIONE: TRASPORTI | |||||
| Scienze della navigazione, struttura e costruzione del mezzo ** | | 165 | 165 | 264 | |
| Meccanica e macchine ** | | 99 | 99 | 132 | |
| Logistica | | 99 | 99 | | |
| ARTICOLAZIONE: LOGISTICA | |||||
| Scienze della navigazione, struttura e costruzione del mezzo | | 99 | 99 | 99 | |
| Meccanica e macchine | | 99 | 99 | 99 | |
| Logistica | | 165 | 165 | 198 | |
| Totale ore annue di attività e insegnamenti di indirizzo | 396 | 396 | 561 | 561 | 561 |
| di cui LABORATORIO | 396 | 891 | |||
| Totale complessivo ore | 1056 | 1056 | 1056 | 1056 | 1056 |
| Attività e insegnamenti facoltativi nel settore tecnologico | |||||
| Lingua 2 | 66 | 66 | 66 | 66 | 66 |
* L’insegnamento denominato “Scienze e tecnologie applicate”, compreso fra gli insegnamenti di indirizzo del primo biennio, è riferito alle competenze relative alle discipline di indirizzo del secondo biennio e quinto anno. Per l’individuazione delle relative classi di concorso si rinvia all’articolo 8, comma 4, lettera a).
** Se l’articolazione “TRASPORTI” è riferita agli insegnamenti relativi agli apparati e impianti marittimi, il monte ore previsto per “Scienza della navigazione, struttura costruzione del mezzo” è di 99 ore nel secondo biennio 132 nell’ultimo anno; il monte ore per meccanica e macchine è di 165 ore nel secondo biennio e 264 nell’ultimo anno
